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da sx Laruccia Sindaco di Trecenta, Giaconi Presidente del Consiglio Comunale di Recanati, Saccardin Presidente della Provincia di Rovgio, Resini Sindaco di Fratta Polesine e Lovascio Sindaco di Conversano |
Nel Polesine l'unità nazionale all'insegna della cultura storica.
Sarà l'unico caso in Italia?
Sarà l’unico in Italia? Forse sì, forse no! In ogni caso ne è convinto il professor Mario Cavriani, presidente dell’Associazione Minelliana, importante istituzione culturale polesana, e lo asseconda l’avvocato Gianvito Mastroleo, presidente della Fondazione Di Vagno che dalla Puglia si collega al Polesine all’insegna delle stesse radici: l’antifascismo socialista nelle patrie di Giacomo Matteotti e di Giuseppe Di Vagno, parlamentari socialisti assassinati entrambi da squadre fasciste rispettivamente nel ’24 e nel ’21, ideale antifascista che si esalta nel Polesine con il gemellaggio fra due Comuni, Fratta e Conversano.
Toccò a Cavriani (in quanto animatore anche dell’Associazione culturale Nicola Badaloni, apostolo del socialismo, medico dei poveri e della pellagra polesana, nonché parlamentare, il quale passò il testimone a Matteotti) proporre a Fratta e a Conversano di estendere il gemellaggio anche alle città (già a suo tempo gemellate) di Trecenta nel Polesine, dove Badaloni svolse la sua missione sociale e politica e a Recanati, nelle Marche, dove egli nacque e si formò.
Dal Sud l’idea fu subito accolta, avendo Mastroleo individuato una sorta di "filo rosso" che avrebbe potuto collegare Memoria e contemporaneità, nord e sud.
E così il gemellaggio con quattro soggetti istituzionali è diventato una realtà.
La prima sottoscrizione avvenne a Conversano nella patria di Di Vagno il 25 settembre 2007, il giorno che ricorda l'anniversario del tragico assassinio, con un testimone istituzionale autorevole, l'allora presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ed il completamento avvenuto l’8 giugno 2008 a Fratta Polesine e a Trecenta nella giornata del ricordo dedicata a Matteotti: anche in questa circostanza con testimoni autorevoli, la parlamentare europea Pia Locatelli, il presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco, l’assessore regionale veneto Renzo Marangon, la Provincia di Rovigo con il Presidente, Federico Saccardin e l’assessore alla cultura, Laura Negri; molti sindaci fra i quali i quattro rappesentanti delle città coinvolte, Resini per Fratta Polesine, Laruccia per Trecenta, Lovascio per Conversano e Giacomi, presidente del consiglio di Recanati.
E con loro, la Fondazione Di Vagno con Mastroleo, De Nigris e Murro, e la Minelliana insieme all'associazione Badaloni con Cavriani, garanti dei contenuti culturali.
Di là dai saluti formali, ognuno ha dato un contributo significativo per il futuro della neonata formazione: lo ha fatto l’assessore regionale Marangon il quale non è rimasto insensibile alla provocazione che quello di Fratta-Trecenta con le due strutture Casa Museo Matteotti e il Museo Badaloni, rafforzato dall’apporto culturale dei comuni di Conversano e Recanati e dalla Fondazione Di Vagno, istituzione la cui operatività è ben collaudata in tutta la Puglia, può rappresentare un Polo culturale di eccellenza per ricerche storiche e sociali, utile a tenere desta la memoria sul passato, ma soprattutto per contrastare il divorzio politica-cultura di cui si sente sempre più pressante l’influenza.
Ma l’occasione è stata utile anche per altro (come in particolare ha messo in evidenza Mastroleo). Questi quattro Comuni si legano alle stesse idealità e con le loro radici comuni si ritrovano sul medesimo obiettivo di valorizzarle per la ricerca di orizzonti di modernità, all'insegna della comune lezione della loro storia.
La politica come cultura, innanzitutto, e come lotta ideale per la giustizia sociale: che fu comune a Matteotti, a Di Vagno, apostoli dei braccianti, dei contadini del Polesine e della Murgia, e a Badaloni il medico dei poveri, deputato al parlamento per otto legislature, morto in povertà, che lottò contro la pellagra che affliggeva il mondo contadino del Polesine.
La firma del gemellaggio in una regione del Nord, è stata pure la proficua occasione attraverso la quale esponenti della classe dirigente meridionale hanno recato in un'area significativa della politica del paese la testimonianza che al sud c'è chi è impegnato per la difesa dei valori della legalità, dell'ordine della giustizia sociale, e perchè sia ricelebrata l'unione tra politica e cultura, troppo spesso oggetto di una sepazione dannosa per lo sviluppo della società.
"Abbiamo voluto dimostrare - ha detto testualmente Mastroleo - che il Mezzogiorno non è tutto Gomorra, e che ancora c'è chi si batte perchè sia rifiutato il paradigma dell'identificazione della politica meridionale con il degrado sociale, la criminalità e il disordine. e che invece quella classe politica, pur non restando indiffente rispetto al disastro napoletano dei rifiuti o calabrese della ‘ndrangheta, è disposta a rifiutarlo con i fatti concreti e non con le sole parole.
"E questa testimonianza, ha concluso Cavriani, può rappresentare il migliore collante per il recupero nella concretezza della storia e del futuro dei sentimenti dell’unità nazionale."
Mario Cavriani - Presidente Associazione Minelliana
Gianvito Mastroleo - Presidente della Fondazione Di Vagno